sabato 8 novembre 2008
Maledetta Televisione
Una folla urlante, sudata e senza pensieri salta agitando le braccia; sembra essere fatta di un solo corpo, tutti si muovono all'unisono come in una gara di nuoto sincronizzato. Tutti urlano la stessa frase, quasi come una minaccia, a chi sta davanti a loro, poi le luci si accendono e illuminano tutto così forte che mi sento perforare le retine, le lampadine sembrano aghi infilati nella mia iride. All'improvviso sono sulla strada di casa, con la sensazione di aver vissuto una serata pesantissima, con i postumi di una serata ancor più piena di bagordi, quando mi oriento. Sono esattamente dove quell'assurdo apparecchio scagliato al di qua delle Mura da qualcuno di Voi mi aveva trasmesso il suo messaggio, dove quella voce gracchiante mi aveva cercato per una volta di più. Evidentemente nessuno ha fatto caso a quell'oggetto, visto che si trova ancora lì dov'era. Mi avvicino. E la risento, la tua voce metallica, fredda, che rassomiglia a un vecchio altoparlante sovietico tramutata com'è dalle casse consumate dal troppo che è passato; mi raggiunge il cuore, lo culla e poi, in un attimo, lo congela, lasciandolo senza nemmeno il sangue per inondare le sue ferite. Mi avvicino, quasi incantato, e scopro che sulla parte superiore della cornice ci sono incise le parole che ci hanno composto. Ho deciso di lasciarmi torturare da Te e dalle tue parole, così mi sono seduto e ho deciso di dedicare un po' di tempo al dolore. Con un velo malinconico a coprirmi il volto, se fossi stato là fuori, in un altro tempo, o sarei ancora con te oppure sarei da qualche parte a rincorrere il tuo ricordo nascosto sul fondo di una bottiglia di whiskey.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
0 commenti:
Posta un commento